A+ A A-

Iscriviti alla newsletter

Albergabici

Filosofia del camminare

I camminatori sono persone singolari che accettano per qualche ora o qualche giorno di uscire dall'automobile per avventurarsi fisicamente nella nudità del mondo.
L'atto del camminare rappresenta il trionfo del corpo, con sfumature diverse, secondo il grado di libertà della persona. Favorisce l'eleborazione di una filosofia elementare dell'esistenza basata su una serie di piccole cose, induce per un momento il viandante a interrogarsi su di se, sul suo rapporto con la natura e con gli altri, a meditar su un'inattesa gamma di questioni.David Le Breton

Forse stiamo esagerando, una pratica normalissima dell'uomo la vogliamo confondere con un pensiero filosofico?
Ebbene, sì.

Molto spesso confondiamo il camminare, azione dinamica permessa da muscoli e tendini delle nostre gambe con il camminare, azione dello spirito, fatto con il cuore e con i sensi.

 

Parliamo del camminare lento, a passo cadenzato, con i 5 sensi che lavorano in sintonia.
Camminare per stupirsi, camminare per meravigliarsi, camminare per conoscere, camminare per difendere l'ambiente.
Lo diceva anche il grande Leonardo "...che ti move, o omo, ad abbandonare le proprie tue città, a lasciare li parenti e amici, ed andare in lochi campestri per monti e valli, se non la naturale bellezza del mondo?...".

In un mondo sempre più frenetico, dove tutto, dai sentimenti alle più disparate esperienze, è velocità, consumo, apparenza, il camminare consente di avvicinare e scoprire, con ritmi lenti, senza l'affanno di un obiettivo da raggiungere ad ogni costo e sacrificio, quanto ci circonda.

Camminare, oltre a permetterci di entrare, non solo in sintonia, ma anche in intimità con gli ambienti attraversati, proprio per via della lentezza, ci aiuta a liberare la mente dagli stress, facendo emergere la soluzione ai problemi, e a scaricare l'energia negativa accumulata in mesi di lavoro.

Camminare in gruppo, poi, è un'esperienza umana grandissima che ti permette di capire gli altri e di metterti in discussione (cosa che difficilmente avviene negli ambienti di lavoro dove l'unico scopo è quello di prevalicare sugli altri).

Nel trekking, come nella vita, gli imprevisti sono sempre dietro l'angolo, ma con la pratica abituale di questa attività, si impara a risolverli senza grossi problemi.

Nell'attuale società, quella dei falsi bisogni, la gente alla benché minima controversia o problematica va in “tilt”. Il trekking o l'arte del camminare dà incredibili benefici psicologici (a parte quelli fisici: cuore, polmoni, sangue, respirazione, eliminazione di tossine, tonificante per i muscoli, lucidità per il cervello).

Ma dove "camminare", come "camminare" quando "camminare"? Tutti gli ambienti, anche quelli antropizzati sono fatti per camminare: si cammina lungo un arenile marino, lungo un sentiero, lungo la sponda di un lago, per le vie di borghi antichi, lungo le rive dei fiumi (molte volte anche dentro), in montagna, in collina... Camminare lentamente, senza fretta, mettendo in moto tutti i sensi, senza avere necessariamente una meta. "Ogni passo percorso diventi una meta !"

A volte, per voler raggiungere una "meta", si finisce con il vedere solo e soltanto quella. Ma per arrivarci, quanto avremo perso? Non è quantificabile! Può essere un bellissimo gioco di colori nel cielo, il volto sorridente di qualcuno che ci passa accanto, la forma di una roccia che si erge all'orizzonte. Dipende da dove ci troviamo e con chi avremo vissuto il cammino. Soprattutto la gioia nel vedere ciò che si presenta ai sensi, quella in particolare, non sarà quantificabile. Fatto sia, che sarà tutto perso in nome di ciò che volevamo raggiungere. Del nostro cammino ci rimarrà solo la nostra agognata meta.

Pensiamo ai pellegrini che per centinaia di anni hanno percorso lunghissimi itinerari per la gioia dello spirito. San Francesco sicuramente era un grande escursionista.
Tutte le stagioni sono adatte per praticare l'attività più innata nella natura umana: camminare. L'inverno, nel quale la neve addolcisce qualsiasi paesaggio. La primavera che spande i sui profumi. L'estate piena della sua spensieratezza. L'autunno carico di mille colori.

Ogni stagione ha la sua meta, ogni meta ha la sua stagione. Sono sufficienti un paio di scarpe da trekking , uno zainetto da 15/20 litri, una bottiglietta d'acqua, una felpa, un k-way, un cappellino e l'avventura può iniziare.

Non esiste un'età per fare trekking. Può camminare un bimbo di 7 anni come una signora di 70.
Il bambino andrà motivato dall'adulto, mentre la persona più matura si accorgerà che le forze riprenderanno passo dopo passo.

Buon cammino!

368124
Copyright © 2013 In viaggio con Ric | Powered by Mari Del Pizzo